lunedì 20 giugno 2011

Caro Brunetta, ti scrivo

Roma, 15 giugno scorso, Convegno sull'Innovazione, Brunetta bolla con la seguente affermazione: 'Siete la peggiore Italia', una delegazione di precari dell'amministrazione pubblica, rei di chiedere chiarimenti al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, circa la loro situazione di precarietà.
In risposta all'affermazione del Ministro, The Glance sente il bisogno di chiarire la sua posizione su un dramma che colpisce, secondo Bankitalia, ben il 55% dei giovani. Non si dirà qui che la precarietà riguarda solo i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, perché persiste una forte incertezza su quali siano i termini temporali, entro i quali collocare il periodo di iniziazione al mercato del lavoro italiano: a 30 anni, anche chi può vantare ormai anni di attività, si vede proporre contratti a tempo determinato (dove il tempo determinato può essere anche solo di qualche mese, senza nessuna garanzia di continuità), e persino periodi di stage.
La nostra solidarietà non va soltanto ai precari, ma anche ai tanti giovani disoccupati, che dopo anni di formazione accademica, in Italia e all'estero, o precedenti esperienze professionali, non riescono a trovare un posto di lavoro, che permetta loro la semplice indipendenza economica (non si parla qui di carrierismo o ambizioni surreali). Come si nota, si continua a parlare di giovani, ma come ha notato lo stesso Brunetta, definendo non più giovane la rappresentante della delegazione romana, la precarietà e la disoccupazione, non riguardano veramente solo i giovani in senso stretto, a meno di non estendere il termine anche agli ultra trentenni. In un paese dove l'incertezza la fa da padrona, la mancanza di definizioni certe, può aiutare a marginare un fenomeno di proporzioni drammatiche, come quello dell'instabilità economica, senza però, che artifici linguistici, cambino la realtà dei fatti.
Ci sentiamo quindi di dire che Brunetta ha ragione: il precariato, i senza-lavoro, i giovani senza futuro rappresentano l'Italia peggiore, quella di cui ti vergogni, quella per cui se sei all'estero e ti scambiano per straniero non ti dispiaci poi così tanto, quella per cui ti senti dire 'ma con il tuo profilo perchè non vai all'estero', quella per cui ti vergogni, ma a chi ti chiede com'è viverci, proprio non ce la fai a dire quato sia bello il tuo Paese, e allora parli del miglior ristorante, della spiaggia più bella, di come si cucinano gli spaghetti ajo&oio& peperoncino, quando non hai niente nel frigo. Brunetta ha ragione, i precari e i senza-lavoro rappresentano la parte peggiore dell'Italia. Ma non lo sono. Altrimenti sarebbe come dire che la parte peggiore della società sono le vittime degli omicidi e dei soprusi, e non gli omicidi e i soprusi stessi. Non un errore da poco. Come pensare che un laureato, un poliglotta, un 'masterizzato', quello che Brunetta invita a scaricare cassette della frutta e bolla come 'fannullone' (il livello di istruzione e competenze relative non si raggiungono esattamente facendo nulla..), sia più produttivo per il suo Paese a scaricare nel mercato rionale, che mettendo quello che sa al servizio degli altri, di quella comunità italiana di cui ci si vergogna sempre più spesso. Consiglio: un semplice manuale sulla gestione delle risorse. O uno stage in HR. Come dice, prego? Troppo qualificato e troppo vecchio per lavorare gratis?
In bocca al lupo di cuore a tutti, giovani e non, in cerca di..no, non fortuna, ma di un diritto: quello alla dignità.

A.

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