lunedì 11 luglio 2011

Se non ora quando?


Perché ancora non sai quante cose so fare. No, non lo sai.
L’emancipazione passa attraverso l’indipendenza economica. Vale per tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, al di là di ogni distinzione. Senza autonomia economica non esiste libertà. Perché non esiste possibilità di scelta.
Che le donne abbiano più difficoltà a trovare lavoro, ad essere retribuite giustamente, tanto che molte di loro sono spesso costrette a scegliere la vita privata, che non scelgono di propria iniziativa, preferendo conciliarla con il lavoro, se ne trovassero uno, è talmente tanto provato, che anche istituti neutrali come l’Istat ne parlano ormai ampiamente.
Il nesso tra crisi economica e discriminazione femminile è innegabile dal punto di vista statistico.
Quello che si vuole dimostrare qui è anche il nesso logico.
La mancata emancipazione femminile non solo è un problema delle donne, ma dell’intera società. Che evita di emanciparsi insieme ad esse. Restando al palo, quando potrebbe decollare, preferendo le inefficienze alle soluzioni, decidendo di abbandonarsi alla crisi, invece di combatterla. Con tutte le sue forze.
Comincia così, per caso, una riflessione sullo stato attuale delle donne in Italia.
Tre amici intorno ad un tavolo, due ragazzi e una ragazza, lei in cerca di lavoro, loro già felicemente impiegati. Tutti e tre sono laureati, lei a pieni voti, uno soltanto in una discipline tecnica, tutti e tre hanno esperienze lavorative alle spalle e parlano più lingue. Massimo chiede a Luca: ‘sai di qualche possibilità lavorativa da te? Laura sta cercando lavoro..’, Luca risponde con no chalance: ‘Sì, ma il mio capo non vuole donne’, Laura prende un boccone dal piatto e lo butta giù con un sorso di acqua gelata, Luca riprende con la stessa naturalezza, come se dicesse qualcosa di scontato, di facilmente comprensibile, sì, insomma, niente per cui scandalizzarsi: ‘ sai, le donne vanno in maternità..l’altro giorno è venuta una tipa a fare il colloquio, lui gliel’ha fatto..ma quando se n’è andata ci ha detto chiaramente che non l’assumerà mai: una donna…quelle poi ti vanno in maternità, è un classico!’. Laura prende un altro sorso d’acqua gelata e chiede ‘La moglie del tuo capo lavora?’, ‘ Beh, chiaro, come fai adesso a campare se lavora soltanto uno dei due!’.
Luca lavora per un grande gruppo finanziario, in una città del nord. E quello che testimonia involontariamente è quanto succede ad una donna in cerca di lavoro in un paese che si autodefinisce ‘moderno’ (forse perché per spostarsi da una parte all’altra della città si usa preferibilmente l’automobile, e non più il mulo da soma, e per avvisare che si è in ritardo si manda un messaggino dall’ultima versione dell’i-phone, e non più segnali di fumo).
In tempi di crisi, chi può difendersi lo fa, chi da sempre non ha tutele e accede al banchetto democratico solo quando la torta è grande abbastanza da non giustificare restrizioni, rimane fuori dal mercato. A torto o a ragione?
L’altro giorno, nell’ufficio di Luca è piombato un cliente, infuriato, ha ricevuto l’ultima cartella esattoriale e non vuole pagare quanto dovuto all’ufficio di Luca, farà causa al gruppo, minaccia di rivolgersi ad un suo amico giornalista, ‘per far sapere a tutti come lavorano lì! Incapaci!’. Cose che capitano. Ma il cliente in questione è un grosso cliente, non in termini di stazza, ma di fatturato annuo. E perderlo in tempi di crisi sarebbe una disdetta.
Lo sarebbe, se il capo di Luca non avesse scelto di non assumere quella candidata, agli ultimi colloqui, non in base al suo cv, alle sue esperienze pregresse, al suo percorso formativo. Ma non l’avesse scartata in base al genere a cui appartiene. Perché donna.
Se il capo di Luca l’ avesse assunta, adesso saprebbe che Cinzia (diamo un nome alla candidata), non solo ha 35 anni, è laureata in economia aziendale, parla fluentemente inglese, ha un compagno che adora e potrebbe avere un figlio, se non fosse così stressata. Ma è brava, maledettamente brava, sa come trattare i clienti, ha una capacità di esposizione chiara e saprebbe come spiegare al cliente infuriato come si è arrivati a quei conti, perché è giusto che paghi e che in caso di difficoltà, l’aiuteranno a trovare una modalità di pagamento vicina alle sue esigenze.
Se il capo di Luca, che chiameremo ‘poco professionale’, avesse assunto Cinzia, perché brava, adesso non si troverebbe con una causa pendente, il richiamo del direttore e un articolo sul giornale locale, che insinua la scarsa correttezza del servizio clienti del gruppo.
Quindi no, non è una disdetta, che l’ufficio di Luca abbia perso un cliente importante, se il sistema economico di un paese non funziona al meglio, se non tutte le risorse sono impiegate per il benessere dell’intera comunità e ci sono soluzioni mancanti.
E’ una scelta. Una scelta anti-economica. Le cui conseguenze sono pagate da tutti.
La discriminazione di genere è una cosa ingiusta, un sintomo di debolezza, di ignoranza e cecità di una società che sceglie di tenere fuori dal sistema economico parte delle sue risorse, senza che sia fatta una scelta di merito.
Ha senso pertanto partecipare alle campagne contro la discriminazione sessista, gridando insieme ad una donna, una qualsiasi, non per lei, ma per tutti noi, uomini e donne insieme:
"L’emancipazione, SE NON ORA QUANDO?"

A.

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