giovedì 21 giugno 2012

Grazia e fascino, questi sconosciuti

Il fascino è immortale ed è per pochi. Ecco perché sentire usare troppo spesso parole come 'stile' 'eleganza' 'classe' suona quasi come un abuso gratuito dei termini stessi, dettato dalla non conoscenza del vero significato della parola, e (peggio ancora) dalla mancanza di sensibilità e forse anche dalla troppa presunzione di riconoscere in se stessi e negli altri queste doti. Che sono appunto innate, e soprattutto a differenza della bellezza, assolutamente oggettive. E allora perché troppe volte sentiamo parlare di grazia ed eleganza laddove davvero non ce n'è neppure traccia? Perché forse chi ne parla (in molti casi) in fondo non sa neppure cosa esse siano e non ha la sensibilità (anche quella innata) di comprenderle e riconoscerle.
Una mia carissima e raffinatissima amica, raffinata anche nell'animo e nell'intelletto (perché è da li che prende vita la vera eleganza) in queste righe che seguono racconta il "fascino" e la "bellezza". Una descrizione eccellente e sofisticata. Con la speranza che questi termini comincino ad avere la loro giusta collocazione!

di Antonella Baldanzini

Pomeriggio di quotidiana calura cittadina, trasmissione culturale sui personaggi che hanno animato la celebre residenza di Versailles. Sotto i miei occhi sfilano una serie di doppi menti, improbabili parrucche, da far invidia alla cotonata Madonna degli anni ’80, e fieri, fierissimi profili aquilini. Il punto è proprio questo: la fierezza. Nei loro sguardi la spavalderia degli uomini, la seduzione delle donne, che se sfilassero nelle strade di oggi, verrebbero, senza alcun eccesso di immaginazione, definite ‘brutte’, decisamente ‘brutte’. Il nostro giudizio di contemporanei, distanti secoli e svariati mutamenti storico-culturali da quei personaggi parruccati, deriva da un cambiamento dei costumi, ma soprattutto dei modelli a cui quei costumi tendevano. Si racconta, per esempio, che l’uso delle parrucche, le più civettuole delle quali erano indossate dagli uomini, nasca da un’esigenza dell’élite di manifestare l’elevatezza del proprio rango: a tanti cm di regal riccio, tanti cm di lustro. Anche se, i più maliziosi, non si astengono dall’osservare che, con la scarsa igiene delle corti, non ci fosse miglior metodo, per nascondere calvizie, pidocchi e sporcizia, che indossare una bella parrucca, magari di lucente crine equestre. Oggi, il compito a cui assolvevano le parrucche, di manifestare iconograficamente la grandezza dei proprietari, non è tramontato, ma è codificato diversamente. In una società in cui gli uomini sono passati attraverso una spogliazione degli orpelli femminili, una rivendicazione della fisicità propria del maschio e una sempre più ostentazione di beni materiali, le parrucche sono solo strumento per coprire calvizie o partecipare a feste sbarazzine. Ed ecco che, da quei ritratti baldanzosi della reggia di Versailles, spariscono le parrucche, per effetto di un nuova stesura dei codici sociali, e quei ritratti, poco prima improbabili, diventano più vicini a noi, più moderni.
Con la stessa operazione di ricodifica, ripetuta sugli altri elementi anacronistici (messa in evidenza delle pappagorge e dei reali nasi, per citarne due) gli uomini del passato, diventano contemporanei, diventano..belli o meno brutti; belli secondo i nostri standard, e non belli solo perché al centro di opere d’arte di inestimabile valore, frutto di ingegno artistico e letti secondo i codici dell’epoca.
L’operazione ha maggiore efficacia dimostrativa, se eseguita direttamente sui corpi dei nostri avi, che per secoli hanno mostrato con orgoglio forme più che generose, pance pingue, fianchi prorompenti, con l’idea che a tanto grasso corrispondesse tanto benessere. E il benessere si sa, è seducente, al punto da essere scambiato per bellezza, così, a sfoggiare civettuole cellulite, si sono alternati dignitari di corte e le icone di bellezza per eccellenza: miti e divinità epiche.
Finora si è di fatto parlato di bellezza, e cercato di dimostrare come il concetto stesso di bellezza sia labile, legato a doppio filo alla società e ai suoi valori, che se non cambiano nella loro sostanza, cambiano senz’altro nel loro modo di manifestarsi.
Capitolo a parte è il concetto di fascino.
Si dice ‘il fascino non ha età’. Lo si fa riferendosi all’età anagrafica di una persona, ma vale anche per le varie età della storia. Maria Antonietta, la regina ghigliottinata di Francia, ci strizza ancora l’occhio sotto le sue ingombrati parrucche dalle mille fogge e resta nei secoli, nonostante la discutibilità del personaggio, un’intramontabile icona di fascino; Madame de Pompadour è capace ancora oggi di sedurre dalle gale smisurate dei suoi abiti, nonostante il doppio mento e gli occhi gonfi. E la celebre Venere di Botticelli, tuttora considerata un’icona, pur essendo decisamente fuori forma, per gli standard attuali? Se la incrociassimo oggi in spiaggia, diremmo: ‘Carina. Peccato per quei rotolini..e per quei fianchi!’, ma non possiamo fare a meno di restare incantati dalla sua grazia. Volendo fare esempi più recenti, ci sono star del cinema americano, considerate, senza possibilità di appello, vere e proprie icone di stile, le più famose: Marilyn Monroe e l’incantevole Audrey Hepburn. L’una, se non fosse Marilyn Monroe, oggi difficilmente guadagnerebbe le copertine delle riviste di moda (si dice indossasse almeno una 44); l’altra, 170 cm per 50kg, androgena, non impersona il modello di ragazza sexy in voga negli ultimi anni, anni in cui bellezza e sensualità sembrano funzionare come binomio, e non convincerebbe un redattore.
Perché allora ci sentiamo ancora attratti da modelli che rappresentano un codice non più attuale, modelli che non incarnano più gli standard di bellezza, che ogni età storica prende da quella precedente e trasforma tanto da farne dei propri, nuovi e diversi dai primi?
Perché il tempo cambia le priorità di una comunità, definisce ciò che è importante e ciò che non lo è, lo identifica con simboli diversi e ne propaga il valore tramite standard di bellezza adattati allo scopo. Ma non cambia tutto ciò che è proprio dell’uomo e che ne valorizza l’unicità: la grazia, la capacità di trasmettere l’interiorità attraverso la fisicità, la forza comunicativa del pensiero. Tutto ciò resta senza tempo, non codificabile, immutabile, immortale.
Ecco perché il fascino sopravvive alla bellezza, perché eterno, non legato al presente, ma al sempre, all’anima e non al corpo, che, per sua natura, come le società in cui vive, è mortale.
A.

Marie Antoinette

Madame de Pompadour

Marie Antoinette

Audrey Hepburn

Marie Antoinette, 

Marie Antoinette

Marilyn Monroe

Venere di Botticelli

6 comments:

Interessante, in particolare eleganza e finezza sono così oggettive che non capisco come la gente possa confonderle o non riconoscerle. brava tu e anche la tua amica Antonella perché effettivamente c'è ancora bisogno di spiegare certe cose a quanto pare. Bubi - verona

ah))aha verissimoe e mi fa morire la classe con cui dici queste cose:netta e chiara, pungente e delicata come i tuoi in&out che seguo sempre con piacere. un bacio cara, Vittoria

tesoro ho cancellato erroneamente il tuo commento :-( e mi dispiace un casino!

ciao peggy...lo rifarò ;) bacio

Grazie Bubi e Vittoria, sono felice che vi piaccia il post e che mi seguite:)))

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