lunedì 28 gennaio 2013

Shoah: Antonio Boldrin, "Il coraggio di ricordare"

It was January 27, 1945. The first Russians arrived in the concentration camps, the scene of the most terrible tragedy of the twentieth century, the Holocaust, to put the end to the extermination of the Jews. Mr. Antonio Boldrin, now ninety, the Italian soldier of infantry, was with the Jews, but not jew. He was deported to the camps of Auschwitz and Birkenau.
Just under a year ago I had the honor and good fortune to know him, because the grandfather of one of my dearest friend. When he tells is a river in flood, a flood of emotions, unforgettable and strong memories, too cruel to be forgotten. On the neck he still carries the plate with his number. And in the records of the Auschwitz camps he is dead. In fact, he had the noose around his neck, ready to be killed, when the first Russians arrived to save him, and ordered the Germans to halt executions to save their life.
He was chosen by the Germans to be part of the Sonderkommandos, special groups of prisoners who had the task of accompanying the other prisoners in the gas chambers, and then clean up their corpses.
After so many years, Mr Antonio Boldrin has finally found the courage to tell, or rather "The Courage to Remember", the title of the book that tells the call to arms, then the deportation, life in the camp and his terrible task, and how he managed to escape thanks to a series of coincidences.
I talked with him for hours, and his bright eyes tell themselfs the images they have seen, those that mark forever the life of a man. Because for the survivors memories's bolder is too big. They hurt and they will do it as long as they are alive. Listen to them, tell, and remember these words and pictures forever, is our great duty.




Era il 27 Gennaio del 1945. I primi russi arrivarono nei campi di concentramento, scenario della più terribile tragedia del XX secolo, l'Olocausto, per porre fine allo sterminio degli ebrei. Il signor Antonio Boldrin, adesso novantenne, soldato italiano di fanteria, era con gli ebrei ma non ebreo. Fu deportato nei lager di  Auschwitz e Birkenau. 
Poco meno di un anno fa ho avuto l'onore e la fortuna di conoscerlo, perché nonno di una mia carissima amica. Quando racconta è un fiume in piena, una valanga di emozioni, ricordi indelebili e fortissimi, troppo crudeli per essere dimenticati. Al collo porta ancora la piastrina con il suo numero. E nei registri dei campi di Aushwitz risulta morto. Infatti aveva già il cappio al collo, pronto per essere ucciso, quando i primi russi giunsero a salvarlo, intimando ai tedeschi di fermare le esecuzioni per avere salva la loro vita.
Fu scelto dai tedeschi per far parte dei Sonderkommandos, gruppi speciali di prigionieri che avevano il compito di accompagnare gli altri prigionieri nelle camere a gas, e poi ripulire i loro cadaveri. 
Dopo tanti anni il signor Antonio Boldrin ha finalmente trovato il coraggio di raccontare, o meglio "Il coraggio di ricordare", titolo del libro in cui racconta la chiamata alle armi, poi la deportazione, la vita nel lager e il suo terribile incarico, e come è riuscito a salvarsi grazie ad una serie di coincidenze.
Ho parlato con lui per ore, e i suoi occhi lucidi raccontano da soli le immagini che hanno visto, quelle che segnano per sempre la vita di un uomo. Perché per i superstiti è un macigno troppo grande quello dei ricordi. Fanno male e lo faranno finché saranno vivi. Ascoltarli, raccontare, e ricordare queste parole e queste immagini per sempre, è il nostro grande dovere.





3 comments:

Che storia toccante, per te sarà stata una vera emozione conoscere di persona un uomo che ha vissuto la Shoah. R.

Si è stato emozionante. Sono onorata di averlo conosciuto e felice per aver potuto ascoltarlo e farmi raccontare tante tante cose su quel terribile pezzo storia...anche tante curiosità e retroscena!

Che bello vedere che tante persone apprezzano questa stupenda persona, mi piacerebbe sapere dove posso trovare il libro visto che sono andato con lui ad auschwitz nel 2006

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